STANZE/QOLALKA

16.06.2017


Martedì 20 giugno h21.30 @ Fonderie teatrali Limone

 

di Suad Omar

regia Gianluca e Massimiliano De Serio

interpretazione Suad Omar

produzione Associazione Antiloco, Piccolo Cinema
coproduzione Fondazione Teatro Piemonte Europa, Festival delle Colline Torinesi
nell'ambito di Scene d'Europa


Stanze/Qolalka. Studio è il primo step di un progetto dal titolo Stanze/Qolalka, che dura un anno e ha al centro una catena poetica. Protagonista di Stanze/Qolalka è un gruppo di rifugiati politici somali: i loro corpi, le loro parole, il loro transito provvisorio da Torino e dalla caserma La Marmora di via Asti.


Dal film allo spettacolo: da Stanze a Qolalka
Il nostro film Stanze (2010) riprendeva, attualizzandola, la tradizione orale somala, in cui la poesia era lo strumento di dibattito pubblico e politico del paese, prima dell'avvento della scrittura negli anni '70, con l'instaurarsi della dittatura di Siad Barre.
Il film era interpretato da alcuni giovani rifugiati politici somali a Torino, all'interno di quella che è stata la loro ultima "casa": la caserma La Marmora di via Asti a Torino. 
Fondata durante il primo periodo coloniale italiano nel corno d'Africa, la caserma è poi diventata sede, durante il fascismo, della Guardia Nazionale Repubblicana, e qui si sono consumate torture dei partigiani prigionieri. Il processo del 1946 ha condannato diversi imputati fascisti che operavano in via Asti, che hanno però goduto di amnistia. La caserma è divenuta recentemente luogo di accoglienza dei rifugiati politici somali, protagonisti di Stanze, poi sgomberati.
Grazie al contributo di Suad Omar, scrittrice, attrice e mediatrice culturale, è nato un lavoro collettivo in cui i soggetti hanno interpretato, in versi poetici e in rigorosa metrica, la propria storia, la condizione di sradicamento a cui sono costretti e l'inadeguatezza del nostro Paese ad accogliere i rifugiati. In una lunga "catena poetica" (così si chiamavano i testi poetici orali in Somalia), i protagonisti del film raccontano in versi le proprie storie di diaspora dalla Somalia all'Italia, attraverso le carceri della Libia, il deserto, i soprusi, e poi l'attraversamento del mediterraneo e l'odissea del centri di accoglienza italiani, fino all'arrivo in via Asti. 
Gradualmente, senza soluzione di continuità, mano a mano che le immagini ci conducono dalle stanze dei piani superiori (dove hanno trovato alloggio i rifugiati politici somali) ai sotterranei della caserma (dove le guardie fasciste consumavano le violenze e le uccisioni dei partigiani), i ragazzi arrivano a interpretare, sempre in versi in lingua somala, gli stralci del processo del '46 recuperati dopo un lungo lavoro di ricerca, prendendo letteralmente la parola dei partigiani testimoni del processo.
Nel film la caserma è raccontata dai suoi ex-abitanti attraverso un percorso di sdoppiamento, storico ed esistenziale, mediante il quale i soggetti si sono fatti carico della nostra stessa storia e delle sue mancanze e, allo stesso tempo, hanno rielaborato le esperienze di sradicamento dai loro paesi d'origine attraverso lo strumento della propria cultura orale e poetica. 
Oggi, quasi tutti i protagonisti di Stanze non sono più a Torino. Sono partiti per altre destinazioni, soprattutto nei paesi del nord Europa. L'Italia non è stata in grado di dare loro i diritti fondamentali che spettano ai rifugiati politici. Di tutti loro, a parte Suad Omar, residente da tempo a Torino, è rimasto solo il giovane Abdullahi, divenuto negli ultimi anni un punto di riferimento per i suoi conterranei e uno dei più attivi mediatori culturali della città.
Abbiamo deciso così di coinvolgere Suad Omar in questo Stanze/Qolalka. Studio che, a partire dal nostro film del 2010 - e dai suoi frammenti politici, estetici, di vita - intende riflettere sulla nostra società contemporanea, sulla memoria, sulla nostra storia e sul nostro presente.
Per il Festival delle Colline, la perfomance di Suad Omar è innanzitutto una performance poetica: l'attivista, poetessa e attrice italo-somala legge le poesie create per il film Stanze, attualizzandole e incrementando la catena poetica che esse compongono. Sullo sfondo, cadenzano il tempo e il ritmo le diapositive di immagini di stanze di guerra vuote e distrutte, scaricate dal web.


La poesia somala
La poesia ha un ruolo centrale nella società pastorale somala. Essa è il distillato della loro arte. 
La lingua somala non aveva scrittura. Nessun segno, nessuna lettera poteva racchiudere i fonemi di una lingua esclusivamente orale. Per decisione governativa, per dare unità ad un popolo prevalentemente pastore e nomade si è deciso di "inventare" un sistema di segni. La scrittura. Era il 1972.
La poesia era il mezzo attraverso il quale le famiglie, i clan e i gruppi della società somala esprimevano le loro idee, discutevano, si dividevano e sublimavano i loro contrasti. Era il luogo del dibattito pubblico, etico e politico di un'intera società. La poesia trasmetteva le origini delle tribù. I versi ne illustravano la storia. Attraverso le allitterazioni, le assonanze e la metrica si discuteva e si polemizzava. Si esorcizzavano i conflitti. Si attaccavano gruppi rivali, si offrivano alleanze, si risolvevano problemi di confini, di pascoli, di appartenenza.
La poesia orale somala presupponeva un'estetica rigorosa, una bellezza cristallina che si tramandava di famiglia in famiglia. Buraambur, Gabay, generaar, jiifto, hees... Differenti tipi di poesia caratterizzati da metrica diversa.
Chiunque poteva "creare" poesie. Se esse erano esteticamente valide venivano apprese dalla comunità: non si ammetteva improvvisazione. Venivano imparate e declamate. Tramandate. Entravano in una memoria collettiva per processo mnemonico, performativo. E politico. Erano azioni militanti: il fuoco attorno al quale ci si raccoglieva e si discuteva. Ad una poesia, spesso, nel corso del tempo, si rispondeva con altre poesie. Nascevano dunque le "catene poetiche". Le catene si sviluppavano in un numero crescente di poesie, addirittura qualche decina. 
Il dittatore Siad Barre, per esempio, cercò di impedire il perpetuarsi di una di queste catene, da lui considerate pericolose per il governo del Paese. Riunì dunque un comitato di intellettuali e chiese loro di iniziare una nuova catena. Ma anch'essa presto prese dimensioni e direzioni inaspettate, si incrementò con l'apporto di nuovi poeti e nuove poesie...


GIANLUCA E MASSIMILIANO DE SERIO Il loro primo lungometraggio Sette opere di misericordia (2011) ha ottenuto il Premio Internazionale Don Quixote al Festival del film di Locarno, il Prix du Jury al Festival International du film de Marrakech e il Grand Prix all'Annecy Cinéma Italien, oltre a tre candidature al Nastro d'Argento ed una al Globo d'Oro. I gemelli De Serio creano dal 1999 cortometraggi, documentari e installazioni, concentrando il loro sguardo sui temi dell'identità e della memoria. Ai loro film sono state dedicate retrospettive internazionali ospitate dal Museo de Arte Moderno la Tertulia in Colombia e dal Contemporary Art Center di Tel Aviv.


SUAD OMAR Suad Omar è nata a Mogadiscio nel 1967, è laureata in letteratura e lingua somala presso l'Università di Mogadiscio, vive e lavora a Torino dal 1989 e dal 1993 collabora con diverse 
associazioni ed enti pubblici nel campo della educazione alla interculturalità con minori e adulti. 
Militante associativa per i diritti delle donne immigrate è tra le socie fondatrici dell'Associazione AlmaMater di Torino, che dal '94 gestisce il Centro Interculturale di donne migranti e native. Fa parte della compagnia teatrale Almateatro come attrice e formatrice teatrale. 
Il lavoro e l'impegno sociale e politico in Italia si combinano con il costante impegno civile nei confronti del suo paese di origine. Dal 2006 è  rappresentante per l'Italia della vasta comunità di intellettuali somali emigrati in occidente a causa della guerra civile (diaspora somala) impegnata nella promozione della riconciliazione e della pace in Somalia. E' inoltre rappresentante per l'Italia della Somali Women Agenda, un vero e proprio programma politico promosso dalle donne, che designa priorità, strategie ed azioni su tutti i settori rilevanti del governo della Somalia.

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