Senu Keur

Dal 2006 siamo impegnati a lavorare nel Comune di Malika nella periferia di Dakar. Dopo un paio di anni di scoperta del Senegal, abbiamo deciso di fermarci nella periferia di Dakar perché per quanto la zona fosse più ricca in termini assoluti di denaro circolante rispetto alle campagne e alle zone agricole, la qualità di vita della popolazione risultava nettamente più povera.

Nel 2006 Malika era ancora una via di mezzo tra quello che era stato una volta un villaggio di pastori e una parte dell’immenso agglomerato urbano che si stava formando nell’hinterland di Dakar. Il capo del villaggio e il sindaco si spartivano i poteri in maniera complementare, la parte di popolazione autoctona aveva integrato al meglio quella nuova parte di popolazione che arrivava dalle campagne in cerca di fortuna, si distingueva qualche casa a due piani tra la distesa di case basse.

Da un paio di anni la situazione è molto cambiata. Il progresso ha portato un’autostrada che collegherà (una volta finita) Dakar e Saint Louis e ha reso Malika una località balneare “molto più vicina”al centro di Dakar di quanto non lo fosse prima. Nei nostri pochi anni di permanenza abbiamo visto la spiaggia cambiare da luogo illegale (attorno al 2008-2009 era vietato fare il bagno per pericolo di annegamento) a meta privilegiata per i weekend dei dakaroise. Contemporaneamente i terreni hanno acquistato valore, gli investitori (molti dei quali Senegalesi che lavorano in Europa) hanno iniziato ad alzare le case costruendo due, tre, quattro piani in modo da poter trasferire l’intera famiglia o affittare per business, il traffico di macchine è incrementato e Malika ha perso quasi del tutto quel fascino del vecchio villaggio che negli anni era riuscita a conservare.

Chi ne ha pagato le peggiori conseguenze sono stati, purtroppo come sempre, i più poveri.

E’ usanza senegalese “prestare” le case in costruzione alle famiglie più bisognose in modo che su queste non gravi il peso di un affitto e allo stesso tempo in modo da garantirsi dei guardiani a costo zero. Fino a qualche anno fa, queste famiglie riuscivano a integrarsi nel tessuto della popolazione perché spesso le famiglie residenti vivevano in case comunque molto modeste, a volte addirittura in semi-costruzione. Da un paio di anni a questa parte la situazione si è complicata: molto spesso i cantieri sono di dimensioni più importanti e non possono accogliere famiglie all’interno, i prezzi degli affitti sono aumentati a dismisura e per alcune famiglie che prima riuscivano a permettersi almeno di pagare una stanza ora non riescono più, il numero di case a costo zero è diminuito moltissimo.

Come Renken non ci siamo mai occupati della situazione abitativa delle famiglie che seguiamo con il sostegno a distanza. Abbiamo sempre supportato le spese scolastiche e sanitarie delle famiglie, quando necessario abbiamo comprato materassi e zanzariere e nulla più.

Da un anno a questa parte ci siamo resi conto che anche tra le 35 famiglie che conosciamo e che sosteniamo da anni si è creato un divario. Un doppio livello di povertà che ci ha portato a pensare che anche la casa rappresenta uno dei bisogni fondamentali e che quindi forse è arrivato il momento di spendere qualche energia per provare a migliorare la situazione.

Tra tutte le nostre famiglie ne abbiamo individuate 4 che hanno una situazione abitativa davvero difficile.

FAMIGLIA DIOP

La famiglia Diop è la nostra prima famiglia del sostegno a distanza. Li abbiamo conosciuti ad inizio 2007 quando eravamo impegnati nella costruzione di Casa Renken a Malika. I Diop e gli Mbaye (di cui parlerò dopo) erano arrivati da poco dal villaggio di Toucar (regione di Fatick) e vivevano allora nella casa in costruzione di fronte alla nostra. Da subito le famiglie si sono rese disponibili ad una collaborazione e in tutti questi anni di attività ci hanno sempre aiutato, hanno accolto i nostri suggerimenti e sono diventati per noi un punto di riferimento nel quartiere.

Il meno collaborativo, sia in senso positivo che negativo, è sempre stato il papà, Bayfall. E’ una figura presente in casa (almeno la notte, quando torna a dormire), ma non ha mai sostenuto economicamente la famiglia. Il fulcro è la mamma, Khady, donna di grande coraggio che per mantenere i suoi 6 bambini si è sempre dedicata alle attività più disparate ed ha accolto ogni tipo di lavoretto che le è stato proposto. A Malika è soprannominata Khady Beton (cemento) perché per anni ha setacciato il cemento riuscendo ad avere un piccolo salario giornaliero da parte dei muratori, lavorando sempre con il bambino più piccolo legato alla schiena. Nel 2010 siamo riusciti a farla assumere dalla scuola del quartiere come donna delle pulizie e da due anni anche dal cabinet medicale. Con lo stipendio che riceve riesce a garantire il cibo per la famiglia per tutto il mese, ma una volta pagati gli alimenti non le restano ulteriori risparmi per un eventuale affitto.

I figli sono tutti inseriti nel programma di sostegno di Renken. Il più grande Casa, potrebbe essere tra un paio di anni in grado di aiutare la famiglia con il suo lavoro.

Negli anni la famiglia ha cambiato moltissime case in costruzione e attualmente si trova di nuovo in procinto di dover cercarne una nuova. L’ultima che lasciano era senza bagno.

FAMIGLIA MBAYE

(Vedi inizio famiglia Diop).

La famiglia Mbaye è sempre riuscita a pagare l’affitto di una stanza dove per anni hanno dormito tutti insieme (mamma, papà, 5 figli) grazie al lavoro del papà. Due anni fa i genitori si sono separati, il padre ha iniziato a bere ed è completamente perso. La mamma riesce ad occuparsi del cibo per i suoi figli facendo lavoretti (bucato per le famiglie un po’ più ricche, setacciare cemento per i muratori), ma non dell’affitto. Anche loro da un paio d’anni vivono in case in costruzione. La figlia più grande, Diattou, potrebbe in un paio d’anni iniziare a lavorare e guadagnare qualcosa per potersi occupare dell’alloggio.

FAMIGLIA MBAYE-GUEYE

Fanno parte della famiglia allargata Mbaye-Diop. Attualmente vivono insieme alla famiglia Diop. Il nucleo famigliare è composto dalla mamma+4 figli. Il papà vive in un’altra città e non contribuisce economicamente alla famiglia.

La mamma fa il bucato per le famiglie più ricche e riesce ad occuparsi del cibo per i figli. Il figlio più grande, Modou, frequenta la scuola e prima di 5 anni non inizierà a lavorare.

FAMIGLIA SANE

La famiglia Sane è vissuta per anni in una casa (questa volta costruita) che avevano ricevuto in prestito. Da quando il mercato immobiliare di Malika è diventato così interessante, i proprietari hanno chiesto alla famiglia di lasciare la casa. I Sane sono stati così costretti a cercare una nuova sistemazione e l’unica possibile è stata la scelta della casa in costruzione.

I Sane sono una famiglia molto responsabile. Entrambi i genitori si danno da fare per portare a casa qualche soldino (la mamma vende cibo da strada e il papà fa il muratore a giornata), ma nonostante l’impegno non riescono a garantire quanto servirebbe per pagare l’affitto di una casa a Malika.

Una delle loro bambine, Khadidiatou, la più piccola, 4 anni, ha dei grandi problemi agli occhi e sicuramente il fatto di vivere in una casa dove i pavimenti sono di sabbia e le pareti senza intonaco, non aiuta le condizioni di salute.

I 5 figli hanno tutti meno di 15 anni, ci vorranno ancora 4-5 anni prima che il più grande possa dare una mano in casa.

OBIETTIVO DE PROGETTO RENKEN

Vorremmo costruire una casa sociale in cui ogni nucleo famigliare disponga di due camere, un bagno, una cucina e una sala condivise con una seconda famiglia.

Renken Social House vuole garantire  il diritto economico, sociale e culturale ad un adeguato alloggio e riparo dignitoso per permettere a queste famiglie, e alle future famiglie che ne avranno necessità, di vivere in condizioni di sicurezza, di salute e di serenità, di progettare un futuro di benessere fisico, mentale e sociale.

L’obiettivo è creare un progetto individuale per ogni famiglia per accompagnare i figli nella loro crescita e i genitori verso obiettivi di autonomia e progettualità familiare.

Le famiglie saranno inserite in una dimensione comunitaria, di condivisione e di partecipazione, rispetteranno un regolamento interno per la pacifica e fruttuosa convivenza, si impegneranno nei lavori e nella pulizia della casa, in acquisti alimentari comuni.

La casa sarà a disposizione delle famiglie in stato di difficoltà economica e sociale finché non saranno in grado di sostenere autonomamente le loro spese per un'abitazione sicura, pulita e dignitosa; quando uno dei nuclei famigliari diventerà indipendente potrà aver accesso all'abitazione un'altra famiglia legata al progetto di sostegno a distanza Renken che abbia maggiori necessità; in alternativa la famiglia potrà continuare a vivere nella Renken Social House contribuendo alle spese d'affitto in maniera equa e solidale.

©2023 by Renken.