Conosciamo Giulia, project manager area intercultura

Renken è costituita da ideali, idee, progetti ma soprattutto persone. Queste interviste servono a conoscerle, comprendere che ruolo svolgono e come l’attività volontaria si interseca con il resto della loro vita: è la volta di Giulia, project manager area Intercultura.

Ciao Giulia, qual è la tua formazione?

Sono laureata in Scienze Pedagogiche e ho un dottorato della scuola di Psicologia, Antropologia e Scienze dell’Educazione. La mia ricerca è focalizzata sui rapporti tra educazione e cooperazione internazionale.

Qual è la motivazione che ti spinge a lavorare in maniera attiva all’interno di Renken Onlus

Promuovere educazione e intercultura affinché bambini e ragazzi, indipendentemente dalla nazionalità e dal contesto socio-economico di origine, abbiano accesso a un’educazione di qualità e possano quindi progettare con intenzionalità il loro futuro, sviluppare capacità e competenze, coltivare aspirazioni e talenti. Utilizziamo questi strumenti, educazione e intercultura, per favorire il dialogo, l’incontro, l’arricchimento reciproco.

Qual è il tuo ruolo all’interno di Renken e a quali progetti ti dedichi principalmente?

Mi occupo di progettazione (trasversalmente rispetto alle aree) e di management dei progetti interculturali come creativAfrica e Ricette d’Africa.

Dedicarti a Renken è il tuo lavoro o il tuo lavoro principale?

È un lavoro la cui importanza cresce di anno in anno con i nostri progetti.

Se non lo è, come concili il tuo impegno con Renken con il resto della tua vita?

Sono mamma di due bimbe, faccio l’educatrice, la ricercatrice e la docente universitaria a contratto, in pratica… corro e sogno molto!

Che cosa hai appreso, in termini di abilità pratiche ma anche “soft”, nei tuoi anni presso Renken?

Ho imparato a credere nell’impegno, nella possibilità di cambiamento sociale, nelle sfide educative con forza e umiltà.
Ho imparato a progettare, a organizzare percorsi, eventi, gestire imprevisti e responsabilità.
Ho appreso dagli incontri e dalla diversità, dal dialogo continuo, dalla prossimità e dalla lontananza.
Ho anche imparato a montare zanzariere, camminare ore sotto il sole con le infradito, cucinare piatti molto speziati, gestire burocrazia e formalità senza mai smettere si sognare.

Qual è il secondo te il punto di forza e quello di debolezza di Renken?

Il nostro punto di forza sono la passione e i valori che ci guidano. Credo che il nostro punto di debolezza sia la mancanza di un riconoscimento istituzionale del nostro operato, del valore di quanto mettiamo in atto.

Che cosa sogni nel futuro di Renken?

Sogno tre poli di sviluppo sociale e comunitario attivi e vivi: una scuola a Malika, l’eco-villaggio solidale di Nioko Bokk e una sede culturale con cucina a Torino, che sia anche una sede per il progetto Ricette d’Africa.

Perché una persona dovrebbe voler diventare un volontario?

Per conoscere, per incontrare e per condividere le proprie risorse. Il talento vale di più, se condiviso!

E perché proprio un volontario Renken?

Perché crediamo nell’impegno reciproco, nell’amicizia, nel dono ed è divertente e stimolante lavorare qui insieme.