Gennaio 2011 – Enrico e Bea

22 marzo 2011 - 13:26     No Comments   
Nell’inverno 2010/11, Enrico e Bea dell’associazione Verticalife, ci hanno accompagnato in uno dei nostri viaggi in Senegal.
Qui il loro reportage…

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Le temperature a Torino sono sotto lo zero quando il 6 gennaio Cico e Bea salgono su di un volo diretto a Dakar. Quando, a notte fonda, mettono piede in Africa ad accoglierli c’è una lieve brezza notturna. E’ un viaggio particolare questo, diverso dal solito. Oltre ad essere fuori stagione, infatti, si tratta di una vacanza/campo di lavoro con i ragazzi di Renken, la onlus nostra vicina di ufficio al TYC.

Arriviamo alle 3 di notte, giusto il tempo di riposarsi qualche ora sotto alle zanzariere ed è giorno. Gli altri ragazzi hanno organizzato un bus per visitare Dakar, e così abbiamo subito l’occasione di conoscere quelli che saranno i nostri compagni di viaggio. Visitare Dakar il primo giorno è sicuramente d’impatto, la città è caotica e piena di vita, in ogni angolo c’è un mercato, un negozio, una bancarella, qualcuno che prova a venderti qualcosa. Allo stesso tempo in ogni angolo ci sono uno, due, dieci bambini che chiedono l’elemosina. Torniamo in serata a Malika, e seduti intorno al tavolo della grande cucina, ci riempiamo lo stomaco dopo le fatiche giornaliere, con la prima di tante succulente cene preparate amorevolmente da Astou.

Il giorno seguente iniziamo le attività con l’associazione: nella mattinata visitiamo le due scuole: la Scuola Coranica e la Scuola Renken. L’abbraccio dei bambini, il loro sorriso e la loro allegria è una gioia unica. Il pomeriggio sono stati organizzati i giochi sulla spiaggia, in men che non si dica la casa viene invasa da 60 bambini che corrono, ululano e fanno capriole. Passiamo una splendida giornata, organizzando staffette, tiri alla fune e partite di calcio e dopocena crolliamo dalla stanchezza.

E’ domenica ed in compagnia di Ale e Vale andiamo a visitare l’Ile de Goree. L’isola, patrimonio dell’umanità dell’Unesco, si trova a circa 20 minuti di traghetto da Dakar, ed è tristemente famosa per essere uno dei punti in cui partivano i vascelli carichi di schiavi alla volta dell’America. Visitiamo la Maison des Eclaves, passeggiamo per le colorate viuzze dell’isola e torniamo a casa quando è ormai buio.

I giorni seguenti visitiamo l’ospedale di Malika, dove consegnamo i medicinali che abbiamo portato dall’Italia, e dove abbiamo modo di toccare con mano di quanto aiuto necessitino i bambini. A seguire facciamo un sopralluogo presso una scuola che ha richiesto fondi per una ristrutturazione, la scuola si trova nelle vicinanze di una discarica, ha circa 1700 alunni e il vento sta scavando fino alle sue fondamenta. Non distante da lì c’è l’altra Daara cui Renken da aiuti, qui la situazione dei talibè (i bambini che fanno l’elemosina per starda) è chiaramente più difficile, alcuni sono malati e li portiamo all’ospedale a visitare. Intanto a casa Renken proseguono i lavori diretti dal “maestro Iaia”, per il grande Baobab del cortile.

Il mercoledì decidiamo di visitare Joal e Fadiuth, un paesino a sud di Dakar e la sua corrispettiva isola creata da depositi di conchiglie. Il viaggio con i mezzi locali, si rivela un’odissea, proviamo tutti i mezzi possibili: Bus, Minicar, Sept Place e taxi. Riusciamo addirittura a bucare con la corriera. Ma la vista di questo paesino, dove le due culture cristiana e mussulmana convivono senza problemi, ci ripaga. Torniamo a notte fonda, e salutiamo i nostri compagni di viaggio. Il giorno seguente infatti noi partiremo per il nord per visitare Kassak e loro faranno ritorno in Italia.

Dopo 5 ore di sept place, uno scomodissimo e scassatissimo mezzo a sette posti che i locali usano per le lunghe tratte, raggiungiamo Saint Luis. Qui ad attenderci c’è Monsieur Ndaie, che ci invita subito a pranzo presso dei suoi amici. Mangiamo seduti per terra in un cortile, poi dopo aver bevuto come tradizione due the, saliamo su un furgone che ci porta a Kassak.
Raggiungiamo il villaggio quando il sole sta tramontando: l’accoglienza nel villaggio ci toglie il fiato. Tutte le più grandi autorità del villaggio sono lì ad attenderci, e ci stringono la mano. Facciamo una breve visita del villaggio e quattro chiacchere con gli insegnati della scuola.
Dopo cena abbiamo una sorpresa, l’intero villaggio è stato mobilitato e nel cortile di casa nostra è stato organizzato un concertino di musica locale, Veniamo coinvolti nelle danze, per la felicità di Bea e la vergogna di Cico.

L’indomani visitiamo Bassang, un villaggio di capanne fatte interamente in legno, rimaniamo a bocca aperta davanti alla cura e alla solidità di queste case costruite dalle donne del villaggio.
Dopo aver salutato i nostri nuovi amici, torniamo a Saint Luis, facciamo una passeggiata dell’isola sul fiume Senegal, e in serata facciamo ritorno a Malika.

Putroppo siamo arrivati all’ultimo giorno, andiamo al Lac Rose, un lago con una concentrazione di sale di 10volte superiore a quella dell’oceano, visitiamo le saline e passeggiamo lungo le rive prima di far ritorno a casa per l’ultima cena insieme ai ragazzi.

Siamo felici di aver potuto vivere questa avventura. In questi dieci giorni abbiamo conosciuto i volontari di Renken, dei ragazzi come noi, italiani e senegalesi che impiegano il loro tempo libero ad aiutare le famiglie in Senegal, svolgendo ogni giorno un lavoro attento e preciso.

Questo viaggio è stato speciale e ci lascia mille ricordi: quelli difficili da portare dentro, come la situazione di molti bambini che abbiamo visto elemosinare per le strade e quelli che ti riempiono il cuore di gioia, come giocare, cantare e ballare con loro e vedere quel sorriso che dovrebbero aver sempre stampato sul volto.

Per maggiori informazioni, trovate Renken al TYC, sono i nostri vicini d’ufficio.

Cico

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